Domenica, 25 Giugno 2017
SI SPOSA - Settimanale di informazione per gli sposi Anno 6° - Numero 29

Dallo sposo nasce la sposa, Carlo Pignatelli

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Lo stilista Carlo Pignatelli quest’anno ha deciso di prendere una pausa dalle luci della catwalk e concentrarsi molto di più sulla collezione sposa e su quella sposo e cerimonia che avrebbe presentato in seguito. Entrando nello stand di Milano ci accorgiamo subito di quanto, quest’anno più che mai, le collezioni sposa e cerimonia si mescolino fino a non sapere dove finisce l’una e cominci l’altra. La linea Couture e la linea Florinda, caratterizzate entrambe dal colore (nero, prugna, bordeaux, rosa cipria) e da ricami che invadono il tessuto, dal corpetto fino a metà gonna o fino ai piedi, privilegiano per lo più linee a sirena e tessuti quali l’organza, il satin, il georgette. Stupendo l’abito-ghiaccio, realizzato col tessuto damascato usato per gli abiti di cerimonia uomo. Abbiamo rivolto alcune domande allo stilista Carlo Pignatelli, pugliese di nascita ma torinese di adozione.
Come mai l’inserimento di questo colore così deciso nella linea Couture?
Principalmente scelgo la palette dei colori della collezione uomo, della cerimonia donna e poi arrivo alla sposa, cercando di fare degli abbinamenti in modo che nella giornata del matrimonio sposo e sposa siano simili nei colori che indossano, e anche i consuoceri abbiano qualcosa che li richiami, mi piace curare il total look, creare un’armonia nella prima e seconda fila del matrimonio. Mi piace anche pensare che una coppia di sposi voglia usare lo stesso colore di abito, quando la sposa non vuole essere vestita di bianco. Quelli che fanno parte della collezione Couture, poi, spesso diventano abiti da red carpet per andare a Cannes o a Los Angeles o a Venezia.
Il capo di punta della linea Florinda, damascato, tendente un po’ al platino e un po’ al ghiaccio, com’è stato realizzato?
È un tessuto più da uomo che da donna, infatti il damascato si usa sulle giacche degli uomini per la sua composizione strutturale. Non è un tessuto pesante, anche se l’apparenza è quella, le spose lo preferiscono per i matrimoni di settembre, ottobre o novembre. In effetti noi realizziamo una sola collezione senza distinguere l’autunno dall’inverno perché la sposa sceglierà sempre e comunque l’abito in satin, organza, con bustier ricamato, magari coprendosi dal freddo con un giacchino fatto in pizzo.
I ricami a pioggia fino a coprire interamente l’abito, sono un ritorno al passato?
Quest’anno l’abito è molto trasparente. A me non piace il bianco assoluto per la sposa e comunque anche le spose non puntano sul bianco deciso. Quindi quest’abito con trasparenze su colore rosa si confonde con il colore della pelle e dà un bell’effetto, proprio come il tessuto fosse la pelle della sposa. Il ricamo è l’arte della sartoria. Alcuni ricami sono applicati, altri sono proprio cuciti sul tessuto.
Ci parli della forma delle gonne.
Quest’anno ho voluto fare delle gonne quasi a imbuto per dare importanza all’abito, con una contrapposizione, a volte, dei tessuti.
Se dovessimo dare una definizione di questa collezione nuova, che cosa direbbe?
È una collezione che più che mai esprime il concetto della sartorialità, perché sono abiti che assolutamente non possono essere prodotti industrialmente, e questo in qualche modo giustifica il loro costo. La matrice è proprio la sartoria, nel senso che l’abito è stato tutto cucito sul manichino (è più semplice disegnare il modello, fare il cartone e poi fare l’abito), io lavoro sul manichino, con un tessuto dò volume alla gonna, creo drappeggi e applicazioni, e così nasce l’abito, che solo dopo viene disegnato.
Quindi parla di un fatto estemporaneo?
Sì, c’è una crescita che parte dall’idea. È evidente che creiamo dapprima una sorta di griglia che ci serve da guida, per l’impiego dei tessuti, poi un’altra per avere quattro abiti scivolati, cinque con la schiena scoperta, un altro che dia più importanza alla posizione del seno, infine su queste guide crea l’abito. Credo questo che questo sia il modo migliore per creare degli abiti che si adattino alla silhouette di ogni donna, rendendola importante allo stesso tempo. Bisogna immaginare l’anatomia femminile, e io quando realizzo gli abiti non penso assolutamente alle modelle, ma penso alle donne di tutti i giorni.
Se volessimo fare un accenno alla collezione uomo di quest’anno?
La collezione uomo di quest’anno potrebbe quasi sembrare la prima che ho fatto venticinque anni fa, perché è nata una giacca nuova, con una struttura, una vestibilità, volumi delle spalle e della manica del tutto nuovi. Quindi il modello del pantalone, del gilet, gli abbinamenti dei tessuti sono stati cambiati completamente. Spesso prima di creare una nuova collezione si guardano i colori che sono piaciuti di più, quello che ha funzionato di più nella collezione precedente per dare una sorta di continuità. Quest’anno abbiamo un po’ invertito la rotta e innovato parecchio, anche se la continuità c’è sempre perché il carattere delle nostre collezioni si vede senza dubbio.
Per esempio un colore che avete utilizzato nella nuova collezione maschile qual è?
È il bordeaux, nelle sue diverse tonalità. Amo l’armonia e come si può vedere qui nel mio stand, riprendendo il discorso che facevamo prima, il colore bordeaux si ripete nella sposa e nello sposo. Amo i matrimoni dove gli amici dello sposo vestono lo stesso colore e lo sposo si distingue solo per una differente tonalità.

Lucia Nachira
Foto: Verardi Produzioni

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