Mercoledì, 16 Agosto 2017
SI SPOSA - Settimanale di informazione per gli sposi Anno 6° - Numero 33

Cotin Sposa, leggera come una piuma, delicata come un fiore

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Palazzo Giureconsulti, Milano. Cotin Sposa espone la sua nuova collezione in questo splendido luogo a ridosso di Piazza Duomo. Un’esplosione di bianco e rosa cipriato per la sposa Cotin 2013, con chiari accenni al mondo floreale e con un sapiente uso dei cristalli. Le linee sono morbide, per lo più scivolate anche se non mancano le gonne poco più ampie, e i drappeggi gentili sul corpetto. Sotto un cielo di veli le creazioni appaiono nella loro eleganza e raffinatezza tipiche del marchio Cotin Sposa. Il motto di Cotin Sposa, “Lo stile italiano, sempre riconoscibile ed affascinante”, riassume alla perfezione la filosofia di questa impresa interamente dedicata ad abiti da sposa, solido marchio del Made in Italy con più di 40 anni d’esperienza nella produzione di abiti da sposa. Cotin Sposa è specializzata in abiti sartoriali in seta con ricami unici e di grande qualità, eseguiti secondo la migliore tradizione artigianale. La grande competenza tecnica unita all’antica tradizione fanno dell’azienda una realtà leader nel campo degli abiti da sposa. La nuova collezione propone abiti da sposa in seta ricamati con tessuti innovativi o più tradizionali, adatti per qualsiasi tipo di donna.
A conferma di quanto appena detto, mi piace proporre un’intervista che la nostra redazione ha realizzato tempo fa al Sig. Rino Piccareta, che ci ha parlato della sua azienda di famiglia.

Sig. Piccareta, ci racconti com’è nato tutto questo.
Questa è un’azienda a forte impronta familiare. E a memoria c’è un gran bel dire. Quest’azienda nasce da un’attività commerciale al dettaglio per quel che ricordo, dove mio padre decise di iniziare l’attività di sartoria e di rivenditore dopo anni di esperienza nel mondo degli abiti da sposa. Scelse la strada, con un gruppo di sarte, di iniziare a produrre l’abito da sposa, commercializzarlo e rivenderlo. Con questa attività ho iniziato anch’io in quanto figlio. Al di là di marinare la scuola per andare in giro con l’unico agente che aveva e che produceva, era un’azienda soprattutto improntata com’era all’epoca, i mitici anni ’70, senza industrializzazione. Abbiamo cambiato forma molte volte. Ma questa è un’azienda che data la mia nascita, quindi è ha ben 55 anni all’attivo. Pertanto, io sono cresciuto in questa pasta, in questo settore, e ho cercato sempre di dare il massimo. Si è passati dal sartoriale regionale ad una impostazione nazionale. Andando avanti ho cercato di portare l’azienda al livello in cui è, cambiando la modalità dal capo sartoriale al capo artigianale un po’ industrializzato, per avere copertura nazionale e internazionale con più visibilità del marchio e del prodotto. Questo anche per dare maggiore lavoro ai nostri dipendenti, in quanto con i tempi che corrono, dove non c’è trippa per gatti per nessuno, il respiro internazionale sicuramente porta più lavoro.
Mio padre ha iniziato il suo lavoro in un buco, con due sarte che tagliavano e cucivano. Poi da bambino, negli anni ’60 – ’70, ricordo questo appartamento a piano rialzato, dove c’erano a memoria visiva massimo 8-9 sarte e lui andava in giro a vendere ciò che producevano. Aveva un commesso molto bravo, capace di fare il suo stesso lavoro in Puglia, che caricava la macchina e andava in giro a vendere.
La costanza di trasformare in un’azienda quella che era una sartoria in piazza. Oggi per sartoria si intende la pregiatezza di un capo privilegiato, vuole invece dire altre cose per quegli anni, in cui c’erano i sarti in casa. Oggi manteniamo l’artigianalità di un prodotto, ma utilizzando tecniche nuove. Oggi tutto è tratto tecnicamente, non c’è più il taglio di forbici. Oggi abbiamo 6 agenti, sedi all’estero, uno staff interno di 15 dipendenti oltre allo staff esterno, che è un micro laboratorio che lavora per noi. Siamo presenti su tutto il territorio nazionale. Creiamo moda e tendenza.

Come nasce il nome?
È una storia molto vecchia. È l’unione della vecchia dicitura della ragione sociale “Tessil” con “Tina”, il nome di mia madre. Poi per la parte produttiva della confezione prodotta da noi era “Confezioni Tina”. Col tempo era troppo lungo e quindi “Cotin”. Può sembrare francese, e per molti anni molta gente lo pronunciava alla francese, ma è Cotin, dal troncamento di 2 parole.
È la storia, quindi, di un successo familiare.

Lucia Nachira

Le foto di Antonio Verardi

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